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In questi giorni molti sono gli articoli ed i commenti ai recenti gravissimi avvenimenti riguardo a strutture che si occupano di persone fragili (per es. struttura Aias di Decimomannu, cittadina a pochi passi da Cagliari: Malati psichiatrici picchiati tutti i giorni. I carabinieri: “Era un lager per quei trenta ospiti”).

Personalmente sono molto stupita dello stupore: la cronaca da sempre riporta, con una certa cadenza, avvenimenti di questo tipo, più o meno eccessivi e/o gravi.

Davvero non esiste consapevolezza (personale e/o sociale) sulla modalità che la nostra società adotta non raramente nei confronti delle persone fragili, siano esse anziani, persone con disabilità o psicosi e chiunque si trovi in una situazione di debolezza?

Davvero non si riconoscono i tratti che partono da modalità apparentemente lievi passando da tutta una serie di approcci che privano sempre più l’altro della propria dignità e della sua possibilità di essere (di autodeterminarsi e di scegliere per se stesso), sino ad arrivare ai recenti fatti di cronaca che non fanno che riportare situazioni che ci sono sempre state e che continuano ad esserci?

Davvero si continua a credere che la vita e la relazione con persone più fragili passi attraverso i “ghetti” (ovvero strutture in cui vengono inserite solo persone con certe caratteristiche: siano essi persone con disabilità, psicosi, anziani, ecc.) che possono diventare anche “lager” …

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